venerdì 13 marzo 2015

Van Gogh. L' arte della terra




Piantatori di patate 1884 Van Gogh
       

Ogni volta che penso alla terra, mi vengono in mente i racconti legati ai miei nonni che ogni giorno andavano a lavorare e a dar vita al corpo apparentemente fermo della campagna.

L'Expo si avvicina sempre di più, tra ritardi, critiche, scandali e cantieri ancora non terminati. Il tema dell'esposizione mondiale è: l'alimentazione. 

Mentre cammino in Piazza Duomo, ad un certo punto alzo gli occhi verso Palazzo Reale e noto che fino al 15 Marzo 2015 è stata prorogata la mostra aperta al pubblico del caro e tanto amato Van Gogh l'uomo e la terra.   

Una volta indossate le cuffiette per iniziare il viaggio interspaziale alla conoscenza dello spirito artistico e umano del pittore olandese, noto come, con maestria e passione, Van Gogh dedica molte delle sue opere alle mani sagge e piene di piaghe dei contadini della sua Era. 
Con delicatezza dei dettagli, ci mostra i volti sofferenti e la ripetizione del lavoro nei campi che tra freddo, vento, sole e neve non conosce pause. 
Ecco che mi imbatto nel seminatore, nei piantatori di patate, negli  occhi dei contadini che seduti intorno al tavolo di una cucina spoglia, mangiano il raccolto delle loro fatiche. 
Estasiata da quel racconto straordinario, mi trovo catapultata  tra i colori marroni e scuri della campagna olandese e le sfumature viola, blu e gialle  della campagna della Provenza, passando anche  per i verdi sottoboschi di una Montmartre dell'800'. 
Lo spirito impressionista di Van Gogh, con timidezza e un pizzico di follia, mi porta per mano tra i prati fioriti e la natura morta della sua anima.
L'oggetto principale che racchiude la linfa essenziale dell'arte di Van Gogh è il suo amore e timore per la vita. Una vita tormentata sino alla fine, dove cerca di dare forma su tela alle sue emozioni attraverso i paesaggi e  i personaggi che possiamo ancora oggi trovare tra le campagne e le strade dei nostri Paesi. 

L'arte della terra è un lavoro che bisogna saper gestire con cura, sapienza e pazienza. Noi siamo quello che mangiamo ma spesso non tutti sono liberi di scegliere cosa avere sulla propria tavola. Spesso ignoriamo come vengono trattati i campi e se dietro ad un raccolto ci sia sempre una paga degna del lavoro svolto.

Oggi giorno ci sono ancora troppe disparità alimentari tra chi è troppo ricco e chi è troppo povero. 
Ci sono ancora molte bocche da sfamare e troppe braccia senza un lavoro. 

Sarebbe bello  un giorno ridare vita a quelle campagne abbandonate, perché ritenute poco efficienti dalle grandi distribuzioni e dai potenti della globalizzazione.  
Fermare la desertificazione delle terre, sarebbe un atto rivoluzionario che andrebbe a porre finalmente  un equilibrio sociale tra chi ha tanto e chi ha niente nella credenza della propria cucina. 


















sabato 21 febbraio 2015

FAKE WORK


                      
                                              FAKE WORK






Diciamoci la verità, una volta per tutte, i Centri per l'Impiego sono diventati degli spazi inutili, dei veri e propri stipendifici, dove andare a chiedere informazioni su eventuali offerte di lavoro e come chiedere l'assurdo. 
Quello che si limiteranno a dirti è: "dai uno sguardo sulla bacheca, lì vedi, vicino alla macchinetta del caffè".
Dopo aver dato uno sguardo alla caotica bacheca del CPI, dove gli annunci sono stati presi da ulteriori motori di ricerca di internet. Non resta che affidarsi al FAI DA TE. 
Nel mettersi davanti ad uno schermo di un pc e sfogliare uno per uno i vari annunci di lavoro che compaiono, una volta aver digitato la classica e famosa frase a tutti i disoccupati d'Italia: 
OFFERTE DI LAVORO.

Spesso, anzi troppo spesso, è facile cadere tra le parole ben scritte di annunci di lavoro fasulli, dove pseudo aziende ed agenzie del lavoro offrono posizioni retribuite serie e attinenti al tuo profilo.
Passano giorni e settimane e finalmente ricevi la tanto attesa telefonata: 
"Salve, lei si è candidata per tale posizione, se vuole domani potrà fare il colloquio con la nostra azienda". Pensi, EVVAI, mentre scrivi orario e luogo del colloquio, non puoi che essere felice e dire finalmente il peggio sta passando, stampi il CV e cerchi nell'armadio il vestito giusto per il momento tanto atteso. 
Giunge il giorno del colloquio, citofoni al nome che ti hanno detto al telefono: "citofoni MR, AR, sfbsjbkvb, ecc" e mentre segni l'acronimo e il nome assurdo e vedi che nemmeno Google lo conosce, incominci ad avere dei sospetti, ma dopo un pò dici, va bé avrò capito male dalla fretta.

Ed eccoti lì e mentre pensi alle cose essenziali che dovrai dire per far colpo sul selezionatore. Come ti apre la porta e ti fa accomodare sulla sedia per iniziare il tanto atteso dialogo, ad un certo punto intuisci che per l'ennesima volta sei caduta in una bella supercazzola all'italiana. 

In realtà non sono affatto alla ricerca di una segretaria/amministratore. Non gli importa un fico secco della tua formazione e del tuo CV, che intanto non gli da nemmeno uno sguardo, (quindi ennesimo spreco di inchiostro e carta). 
La classica domanda che tale soggetto  ti pone è: "saresti disposta a fare vendite PORTA A PORTA? Naturalmente solo in un secondo momento parleremo dell'argomento retribuzione."

In un colpo il tuo stato emotivo cambia. Vorresti prenderlo per la cravatta e dirgliene quattro con gentilezza ma non ti resta che dire "no, grazie non credo di essere adatta per questo lavoro" alzarti e andare via con la certezza che purtroppo non è tutto oro ciò che luccica e nemmeno tutte le persone sono oneste per ciò che appaiono.

Morale della favola:
prima di rispondere agli annunci di lavoro depositati sulla rete digitale e prima di inoltrare nell'etere i propri dati sensibili racchiusi nel CV, è meglio informarsi e capire chi c'è dietro a quelle belle parole, essere certi e sicuri che la prossima volta a chiamare per fissare un colloquio non sarà l'ennesimo truffatore.


sabato 14 febbraio 2015

TODAY TOMORROW



                                               TODAY TOMORROW

                                                             



Today è un giorno che sta passando,
tra le righe del mio viaggio accanto al finestrino c'è un viaggiante ignaro della sua meta.
Io, intanto, aspetto qui sulla riva del mio futuro il domani del mio passato.

Miro il presente e mi sa di vissuto di una vita rinchiusa in chi sà quale cassetto dei ricordi.
Il tempo sa farsi attendere ma sa anche ripetersi.
Ogni mio passo lascia dietro di sé un'orma, un segno indelebile che un giorno rivedrò.

Quanto cammino bisogna fare prima di arrivare, prima di raggiungersi.
Non è certo mia presunzione sapere, ma la curiosità è tanta.
Saprò riconoscere allo specchio il riflesso del mio tempo, i contorni del mio sguardo senza sbagliare.

Today sto qui e non mi muovo.
Con la mia mente vado dove nessuno possa vedermi.
Dietro una nuvola.
Lì forse i miei sogni sono al sicuro dagli altri ma non di certo da me.
Allora è meglio stare con i piedi a terra e vivere il domani che sta già bussando alle porte.

Non è facile sapere cosa accadrà tomorrow. Nemmeno gli oroscopi sanno dirci la verità dietro a tante parole, dietro a tante banalità.




martedì 3 febbraio 2015

Che sarà?







Caro mio Paese che dal 1971 non sei per nulla cambiato,
ancora non ero nata e già forse dovevo sapere che oggi mi sarei trovata tutti i giorni a mandare CV su CV con la speranza di non ricevere solo spam nella posta elettronica.

Caro mio Paese che stai inerme sulla collina come un cesso usato abbandonato,
per 24 anni hai investito sulla mia formazione ed ora non fai nulla per farmi lavorare. Stai lì fermo, immobile come un moribondo a causa di una classe dirigente che si è cibata di tutte le tue forze e assetata di tutta la tua voglia di fare per ringiovanirti.

Paese mio di ladri e raccomandati, mi sa che ti lascerò. Metterò nel mio trolley giusto ciò che basta per oltrepassare il confine e andar via alla ricerca di un posto al sole.

Le mie competenze e le mie conoscenze le metterò a disposizione di un altro Paese, di un'altra terra, di certo non sarà facile, ma non posso rimanere a guardare un corpo statico.
Ho un'esistenza da vivere e non posso consumare tutti i miei giorni ad aspettare che qualcosa cambi.

Forse un giorno tornerò a vedere se sei ancora lì su quel strato di terra a guardare a testa in giù il marcio che ti circonda.
Chi sà se le mie ceneri potranno mai vederti in condizioni migliori. Ma adesso so che non è possibile. Un mondo mi aspetta fuori da quella porta, purtroppo senza di te.


"Che sarà della mia vita, chi lo sa, so far tutto o forse niente...da domani si vedrà".


venerdì 16 gennaio 2015

IL CORAGGIO DELL'INNOCENZA

             

                               




Ieri notte a Ciampino i genitori hanno riabbracciato Greta e Vanessa, quelle che secondo alcuni critici intellettuali e non, "se l'erano andata a cercare". In un posto pericoloso come la Syria, come avranno mai pensato di sfidare l'orrore dell'animo umano, di credere di poter annientare il male, atterrando 5 mesi fa ad Aleppo per realizzare un progetto a favore dei bambini vittime della guerra perpetua. Che gesto "folle", in molti hanno pensato e anche detto.

Diciamoci la verità. Gli italiani sono un popolo alquanto strano. Da anni chiamano eroi  due Marò che hanno ucciso dei pescatori indiani, innocenti. Anni di scontri ed incontri diplomatici, dove non sono mancati momenti dove si è cercato più volte di nascondere ed offuscare la realtà dei fatti, grazie anche al supporto dell'informazione distorta. 

Da mesi e ancora oggi, invece, sono state chiamate pazze due cooperanti ventenni che, invece, di starsene tra le mura tranquille di casa a pensare ai problemi della loro età, hanno preferito prendere un volo ed andare ad aiutare delle persone, in un paese difficile, andando così oltre al semplice gesto di sventolare una bandiera in piazza Duomo.
Oggi, invece di gioire per il lieto fine di questa brutta storia, c'è chi invita le due ragazze ad andare a lavorare, a chiedere scusa per quello che hanno fatto, a vergognarsi.

Io credo che i primi che dovrebbero vergognarsi siano altri. Non di certo chi cerca di sostenere e portare la PACE dove purtroppo non c'è. 
In molti dovrebbero prendere come esempio il coraggio di queste due giovani donne e donarsi agli altri, dedicare anche pochi minuti della loro vita a chi ha bisogno, senza necessariamente andare fino in Syria. Basta girare l'angolo delle periferie più disagiate del nostro Bel Paese o guardare oltre i muri e i fili che ci separano dai campi Rom e dai quartieri difficili delle nostre città per notare quanto potremmo fare e dare per chi spesso non sa nemmeno cosa vuol dire avere un tetto sulla testa. 

Il coraggio dell'innocenza, quel coraggio di Greta e Vanessa oggi come nei prossimi anni, dovrebbe essere motivo di orgoglio per il nostro Paese, per far vedere al mondo che non siamo solo spaghetti e mandolino, che non siamo solo marionette e bamboccioni, che non siamo solo soldati in tenuta mimetica, ma siamo anche due ragazze ventenni che armate solo di un cuore enorme e di una bandiera arcobaleno, volevano portare, con semplicità ed umiltà, la pace. Quel concetto astratto e tanto sconosciuto a molti leader che stanno lì fermi alla finestra a guardare e ad aspettare l'alba di una nuova Era del tutto facile, che è già alle porte dell'Occidente, il quale forse ha per anni sovra valutato la propria onnipotenza. 




venerdì 9 gennaio 2015

JE SUIS *


                                                      




 Per la libertà di espressione, PER LA PACE che non c'è:


                          JE SUIS CHARLIE 
                        IO SONO AHMED
                        YO SOY EBREO
                        I'M CRISTIANO
                        JE SUIS MUSULMANO
                         IO SONO ATEO
                         YO SOY BLANCO
                         I'M BLACK
                         JE SUIS YELLOW
                         IO SONO EUROPEO
                         YO SOY AMERICANO
                          I'M ASIATICO
                          JE SUIS ARABO
                          IO SONO AFRICANO
                          YO SOY MUJER
                          I'M MAN
                          JE SUIS DIO
                          IO SONO ME
                          YO SOY TE
                          I'M NOI
                          JE SUIS ALL
                          IO SONO NESSUNO
                          YO SOY EL MAR
                          I'M THE SKY
                          JE SUIS UNA MONTAGNA
                          IO SONO LO SPAZIO
                          YO SOY EL TIEMPO
                          I'M IL VUOTO
                          JE SUIS EL CAOS
                          IO SONO IL SILENZIO
                          YO SOY EL PERRO
                           I'M THE TREE
                           JE SUIS UN ESSERE
                           IO SONO EL SOL
                           YO SOY UNA STELLA
                           I'M THE MOON
                                 JE SUIS.

                           

lunedì 1 dicembre 2014

La multidisciplinarietà e la contaminazione di idee imprenditoriali ai tempi della crisi e della mancanza di garanzie






                               
Sono nella Biblioteca dellUniversità della Calabria, tra i manuali di diritto del lavoro. Raccolgo il materiale utile per le mie ricerche e per il mio percorso di dottorato. Tra i Cubi rossi del Campus, in una pausa, incontro Francesco un laureando di Ingegneria Elettronica, assorto nella lettura di un quotidiano. Lo saluto e mi siedo accanto a lui. Ha gli occhi demoralizzati ed amareggiati e mi racconta di sua sorella, laureata in Economia con il massimo dei voti, ancora senza occupazione.

Nonostante si sia iscritta da mesi al Piano Garanzia Giovani, non ha ancora ricevuto nessuna mail per un primo colloquio e sul portale, per la maggior parte delle offerte, vengono richieste esperienze pregresse per lavori di basso profilo. Francesco mi racconta il suo sconforto, reso ancora più profondo leggendo gli ultimi dati ISTAT relativi al tasso di disoccupazione giovanile relativi al mese di agosto. Dopo un po, parlando, la sua rabbia diminuisce e negli occhi di Francesco si riaccende la speranza di voler continuare a credere nei suoi sogni e nei suoi progetti da realizzare.
Mi parla del desiderio di poter rimanere in Italia, dopo la laurea, e non essere costretto a scegliere di scappare allestero per poter lavorare. Mi parla del suo gruppo di amici, tutti provenienti da diverse formazioni: economia, giurisprudenza, filosofia, chimica. Tutti con un sogno nel cassetto: quello di poter mettere insieme un giorno le proprie competenze e realizzare una idea imprenditoriale innovativa con un carattere interdisciplinare e multidisciplinare.

Il suo sguardo muta e ritrova energia quando mi parla della sua esperienza presso il Contamination Lab di Cosenza, un incubatore di idee che sta quasi per concludere la sua prima edizione e che si è potuto realizzare grazie alliniziativa del Ministero dellIstruzione, dellUniversità e della Ricerca ( MIUR) con il bando Startup, pubblicato il 13 Marzo 2013 con D.D. 436.  Si tratta di uniniziativa che va a sostenere le micro, piccole e medie imprese per lo sviluppo sociale ed economico in particolare di determinate Regioni del Mezzogiorno: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia nel presentare progetti di ricerca e innovazione in collaborazione con università, PA, centri di ricerca.
Il bando Start up finanziato con risorse nazionali, che erano state assegnate in precedenza al PON Ricerca e Competitività 2007-2013 poi riprogrammate per il Piano dAzione per la Coesione-PAC,  ha lobiettivo di sviluppare ed ampliare la capacità di produrre ed utilizzare ricerca ed innovazione per una crescita imprenditoriale che renda i territori sempre più competitivi ed attrattivi.
Il bando è caratterizzato da 30 milioni di euro che devono essere impegnati e gestiti lungo ben quattro linee di intervento, di cui le prime tre sono prettamente destinate a startup:

Ø  Linea 1- Big Data: nuovi metodi e tecnologie per gestire e valorizzare basi di dati caratterizzate da grande volume, varietà e velocità  (8 milioni di euro).
Ø  Linea 2- Cultura ad impatto aumentato: nuove modalità di produzione, distribuzione e fruizione del patrimonio culturale, anche attraverso la combinazione di tecnologie digitali (14 milioni di euro).
Ø  Linea 3- Social Innovation Cluster: aggregazioni di competenze interdisciplinari, capacità innovative e di imprenditorialità emergente per rispondere alla domanda di innovazione e al soddisfacimento di bisogni emergenti (7 milioni di euro).
Ø  Linea 4- Contamination Lab (CLab): sono luoghi virtuali e fisici (incubatori di idee)
di contaminazione tra studenti e laureati in  discipline diverse per promuovere la cultura dell'imprenditorialità, dell'innovazione e del fare, così come l'interdisciplinarietà e nuovi modelli di apprendimento. I Clab sono finalizzati a esporre gli studenti ad un ambiente stimolante per lo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale e sociale. (1 milione di euro).

Attualmente i Contamination Lab approvati dal MIUR sono quelli : dellUniversità della Calabria, dellUniversità degli studi Mediterranea di Reggio Calabria, dellUniversità degli Studi di Catania, dellUniversità degli Studi di Napoli Federico II, dell Università degli Studi di Palermo, dellUniversità di Cagliari e dell Università CaFoscari di Venezia. 

Storie come quelle di Francesco ce ne sono tante. Storie di giovani coraggiosi e pieni di inventiva che, nonostante la crisi e nonostante la mancanza di lavoro, non si limitano ad inviare CV e ad aspettare che prima o poi qualcuno risponda, ma intanto cercano di creare loro il nuovo mercato del lavoro andando ad inventare e a creare idee di impresa da tramutare in aziende concrete e stabili. La preoccupazione per il dopo, per un domani è costante, si sa che fare impresa in Italia non è facile anche a causa delle maglie troppo rigide e complesse della burocrazia che a volte spaventa e demoralizza con la sua lentezza i passi veloci ed innovativi delle idee. Tuttavia il cambiamento nasce prima che dalle regole, dalle persone e dalla capacità di ritrovare, nonostante le difficoltà, occhi nuovi per immaginare il proprio futuro.




Quando un’azienda è allo sbaraglio a causa del gap manageriale


Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.
Dalla saggezza di Seneca, potremmo riadattare queste parole per descrivere la mancanza di coraggio e voglia di evolversi che spesso manca a molti imprenditori. Quelli soprattutto che spesso si trovano una fortuna in mano, ereditata dai propri padri, ma che privi di talento e voglia di osare, tendono sempre a lamentarsi delle difficoltà burocratiche, politiche, economiche e sociali,  trovando ogni scusa per voler de localizzare e distruggere anni di storia, puntando il dito contro chi non c’entra nulla con i loro fallimenti personali e professionali.
 In un pomeriggio di fine autunno, in attesa che il governo rottami finalmente la crisi economica dando inizio ad una riforma del lavoro tanto attesa, che non si sa se davvero cambierà le sorti occupazionali o sarà l’ennesima trappola fatta di parole belle ma vuote. Può capitare di imbattersi in vetrine ben vestite di aziende storiche. Tra i vari colori delle carte regalo, trovo affisso al muro principale del negozio un annuncio dove c’è scritto che sono alla ricerca di personale. Chiunque di fronte a tale occasione andrebbe a portare il proprio CV mettendosi in gioco.
 Suona il telefono della chiamata tanto attesa e capisci che l’esito del colloquio è positivo. L’entusiasmo è al massimo ma una volta varcati i cancelli e messo piede sull’ uscio della porta principale, tutto quell’ ottimismo svanisce di fronte al degrado.
Ciò che ti avevano promesso di fare, nel metterti alla prova, manca e tutte le luci e le belle parole non erano che solo un’ astuta apparenza e un grande inganno.
Si nota, da subito, come le mura vecchie di quella struttura siano pregne di negatività accumulata nel tempo. Dove l’incapacità di comunicare tra il capo e i suoi dipendenti, si tramuta in momenti di ansia che portano a non riuscire a risolvere anche problemi banali che inevitabilmente rallentano tutto il processo produttivo.
 Facendo una casuale ricerca sul campo, ho avuto la possibilità di vedere da dentro come un’azienda fallisce, ma no a causa della crisi economica, della mancanza di giovani disposti a lavorare e del politico di turno che fa fatica ad ascoltare e a capire le necessità delle piccole e medie imprese, ma per l’incapacità gestionale dell’imprenditore che non sa leggere e risolvere i problemi della sua azienda.
 Negli anni mentre il mercato del lavoro si evolveva e molte aziende da conduzione familiare, mutavano il loro profilo in multinazionali, andando ad investire il proprio capitale nelle risorse umane, nella formazione continua del personale, nell’innovazione e nelle tecnologie mantenendo come punto di forza la tradizione e lo sviluppo sul territorio con un occhio vigile al mutamento costante del mercato del lavoro. C’è chi, invece, ha preferito far ingrassare solo le proprie tasche e i propri armadi, lasciando la struttura ferma agli anni 50’ insieme alla mentalità e agli atteggiamenti.
Con una breve ma attenta osservazione ed analisi mi sono resa conto che tale azienda soffre di un forte gap manageriale che purtroppo la porterà, se non interverrà in tempo, ad un lento suicidio.
La causa si può riscontrare nella mancanza di comunicazione ed ascolto tra i vari soggetti; non curanza dell’ambiente lavorativo, assenza di un welfare aziendale a favore de benessere dei lavoratori; mancanza di innovazione del prodotto: nuova tecnologia o combinazione di tecnologie introdotte per soddisfare un bisogno; di innovazione di processo: cambiamento nel sistema degli impianti, forza lavoro, definizione dei compiti, materie prime o flussi informativi per produrre un bene o un servizio; di innovazione incrementale: sviluppo di paradigmi preesistenti, aumento di produttività e competitività dell’impresa migliorando l’efficienza di utilizzo di tutti i fattori della produzione; investimenti organizzativi, progettazione e programmazione di nuove idee. Di  innovazione radicale: origine di nuovi paradigmi tecnologici, investimento in R&S. Sviluppo di nuovi mercati per migliorare la qualità dei prodotti già esistenti e per l’investimento continuo nella formazione delle proprie risorse e nella ricerca e potenziamento tecnologico dei propri mezzi di produzione.
 Per quanto ancora, un’azienda, potrà contare di poter reggere la commercializzazione dei propri prodotti, facendo leva solo sulla storia del suo marchio?
Per quanto tempo può risultare credibile un’azienda che da fuori brilla di luce riflessa, quando dentro sta marcendo, giorno dopo giorno, andando a perdere per strada molti dipendenti che scappano di fronte alla mancanza di tutele, garanzie minime e di un’ambiente sereno dove poter crescere e mettere a disposizione i propri sudori per una realtà apparentemente solida?
Per quanto ancora andremo a puntare il dito contro lo Stato, senza capire che esso non siamo altro che noi, e che possiamo cambiarlo solo con sacrifici e piccole rivoluzioni come ad esempio non portare l’azienda all’estero ma tendendo ad ampliarsi e andando ad adattarsi ai nuovi ritmi del lavoro e del mondo senza andare a togliere dignità ai lavoratori e alla propria storia.






lunedì 5 maggio 2014

IL TERZO SCOMODO




                  


Il terzo scomodo parla continuamente delle sua vita e dei suoi sogni anche se nessuno lo ascolta ma si volta solo per chiedergli:"che ora è?"
Il terzo scomodo con la sua aria da colto tenta di piacere a chi non vorrà mai andare al di là del suo naso e delle sue lentiggini.  
Cammina con l'aria di chi sa che ha perso da tempo la sua occasione. 
Il terzo scomodo fa di tutto per non sembrare come appare provando a mettersi, in modo buffo, i panni di chi ha già vinto il trofeo tanto ambito.
                                  

Inganna le sue paure facendo il dotto con chi non ha mai colto le sue rime, scambiandole per spine.
Il terzo scomodo paga sempre lui andando dietro a quei due come un'ombra persa nei loro sguardi.
Nel dondolare in modo goffo e con aria rassegnata lungo la strada dell'amor, un giorno il Terzo scomodo sa che troverà anche lui la sua metà proprio ad un soffio dalla meta del suo cuor.
In modo distratto riuscirà a trovare la bussola del suo tempo perduto per falsi miti e pseudo dee.
Il terzo scomodo saprà un giorno amarsi, in realtà lui nasconde la sua bellezza nei suoi difetti che solo un cuore innamorato sa cogliere senza aver bisogno di alcun obiettivo messo a fuoco. 



domenica 4 maggio 2014

UN CALCIO NELLA VIOLENZA




                                   


Ieri sera 4 Maggio 2014 la Capitale ha indossato il vestito peggiore per accogliere un evento sportivo importante come la Coppa Italia, dove a contendersi la finale erano Napoli-Fiorentina. 
Nel pomeriggio, prima che venisse fischiato il calcio d'inizio, le strade capitoline sono state lo scenario di uno guerra tra tifoserie. Un colpo di pistola sparato da un ultrà della Roma, ha ferito gravemente un tifoso napoletano, che si è trovato, in un giorno di festa, a dover lottare tra la vita e la morte in un letto di ospedale. 
Purtroppo la violenza è giunta fin dentro l'Olimpico, dove i tifosi partenopei hanno manifestato la loro rabbia lanciando diversi petardi sul campo di gioco andando a colpire un Vigile del Fuoco. 
In un altro paese, la partita sarebbe stata rimandata, giocata a porte chiuse per tutelare i giocatori e gli altri tifosi che erano andati a Roma per assistere ad una partita di calcio e no ad una guerra tra tifoserie manipolate da chisà quale potere occulto. Ma purtroppo non è andata così. 
Lo Stato presente in tribuna VIP, il Presidente del Governo, il Presidente del Senato, non ha fatto nulla e non ha preso in mano la situazione che era degenerata, ma è rimasto a guardare l'epilogo della morte del calcio e dello sport italiano, facendosi dare gli ordini dal capo ultras del Napoli, che dopo diversi minuti di trattativa con le forze dell'ordine, ha dato l'OK dall'alto della sua curva per dare inizio alla partita. 
Alla fine il calcio d'inizio è stato fischiato sotto gli occhi spaventati e delusi di quei padri che avevano portato i loro figli allo stadio per avvicinarli ad una passione quella del calcio che purtroppo ieri sera è stata oppressa e messa da parte. 
Di fronte a questa pagina vergognosa della società italiana, letta e vista da tutto il mondo, dovremmo indignarci perché a causa di Carogne senza scrupolo che, con i loro atti violenti che non c'entrano nulla con lo sport, deturpano ogni giorno il volto onesto e bello del calcio.
Non si può lottare in un letto d'ospedale per una partita di calcio a causa di un fuori gioco, per un gol non dato o per un tifo malato. Diciamo stop alla violenza fuori e dentro gli stadi. 
La partita della vita è più importante di una finale di Coppa Italia.


sabato 3 maggio 2014

L'ESSERE COSTRUITO




                                            

L'essere costruito è colui che indossa scarpe sempre su misura, non inciampa mai tra i suoi lacci e non cade mai in una pozzanghera di sudore.
L'essere costruito quando si sveglia trova sempre la colazione preparata.
L'essere costruito non si scompone allo specchio nel vedere il suo volto corrotto, sa che basterà tirar fuori qualche bel soldo per ottenere il consenso e il silenzio.
L'essere costruito si sa muovere come un ballerino di salsa con i suoi capelli laccati e il suo vestir alla moda.
L'essere costruito viaggia sempre in prima andando in quinta sulla strada spianata della vita.
L'esser costruito si accomoda sul sofà in pelle e beve la sua tazza di arroganza come se fosse il primo ed ultimo Re dei grezzi arricchiti dell'universo.
L'essere costruito sa già tutto come un dizionario della Treccani in formato tascabile.

Su questa terra c'è chi nasce  per caso come un terno al Lotto e c'è chi nasce costruito come un gioco della Lego.

venerdì 21 marzo 2014

L'ILLUSIONE DELLA NORMALITA'






              LA DIVERSITA'

  
                              SPAVENTA


         E SE FOSSE 


                           LA NORMALITA' 


         AD ESSERE 

FRUTTO 


                 DELLA FANTASIA UMANA? 


FORSE SENZA  DI ESSA


                              VIVREMO TUTTI 


MEGLIO E SENZA


                   PAURE STUPIDE


                           PER CIO' CHE 


NON CI ASSOMIGLIA.


                               


LA VERITA'



                                                       LA VERITA'
                                 




LA VERITA' IN QUESTO PAESE SPAVENTA.
AMIAMO LE SOAP OPERA, LE FICTION, I MAGHI, I PROGRAMMI STRAPPALACRIME PERCHE' DI FRONTE ALLA VERITA' CHE SPAVENTA E CHE NON SAPPIAMO COME GESTIRE, PREFERIAMO ASCOLTARE E VEDERE UNA FINTA REALTA'. 
PERCHE' ALLA FINE UNA VOLTA FINITE LE LACRIME SAPPIAMO CHE DIETRO AD UN PERSONAGGIO SOFFERENTE CON LA SUA STORIA DRAMMATICA C'è SEMPRE UN ATTORE CHE SA BEN RECITARE LA SUA PARTE.
SIAMO UN POPOLO DI ATTORI CHE SA BEN MISCHIARE IL VERO CON IL FALSO.
SIAMO ARTISTI IN UN PAESE IN CUI L'ARTE OGNI GIORNO CHE PASSA PERDE UN PEZZO DELLA SUA BELLEZZA. 
CROLLO DOPO CROLLO. 
TANTO POI CI PENSERA' HOLLYWOOD A FAR RIVIVERE CIO' CHE ABBIAMO PERSO A CAUSA DELLA NOSTRA FOLLIA.